La Riforma del Credito Cooperativo

Intervista al Presidente Giulio Capitani. 

Nell’Italia che sta cambiando anche le banche locali come le BCC stanno subendo profondi cambiamenti strutturali per stare al passo dei tempi. Così, anche in considerazione delle trasformazioni che vuole fare il governo Renzi, e per cercare di capire quale sarà il futuro della BCC di Paliano, abbiamo incontrato il Presidente Giulio Capitani.

La BCC di Paliano, dopo i lusinghieri risultati ottenuti l’anno scorso, si sta dimostrando una Banca sempre più attenta al sociale, soprattutto nei paesi dove opera direttamente: Paliano, Colleferro, Valmontone e Serrone.

L’attenzione verso il territorio è considerata una peculiarità strategica anche da parte dei rinnovati vertici aziendali. Dal 1 giugno, infatti, Alfredo Zarlenga ricopre la carica di Direttore Generale, in sostituzione di Giorgio Prili, andato in pensione, mentre vice direttore è stato nominato Daniele Caramanica.

L’infaticabile presidente Geom. Giulio Capitani ci ha ricevuto nel suo ufficio al terzo piano della ristrutturata sede centrale di Piazza Colonna e con lui siamo entrati subito nel nocciolo della questione.

 

In che modo sta cambiando la banca se è vero che cambierà?

Oggi c’è una discussione in atto nell’ambito del Credito Cooperativo volta a definire un progetto di “autoriforma”. Tale progetto deve perseguire precise finalità: superare alcune criticità delle BCC attraverso l’integrazione in uno o più gruppi bancari cooperativi, rispondere alle esigenze di rafforzamento patrimoniale. Ritengo però che l’autoriforma debba comunque conservare come punto caratterizzante il ruolo delle BCC come banche cooperative delle comunità e dei territori, a vocazione mutualistica, secondo quanto previsto dall’art 2 dello Statuto Sociale.

Allora, presidente quale futuro attende la BCC di Paliano?

L’auspicio, che credo valga anche per tutte le altre BCC, è quello di conservare un’autonomia gestionale, che permetta di continuare a dare concreta attuazione ai principi mutualistici cui si ispira l’attività di tale tipologia di banche e che risulta esserne il tratto caratterizzante. Inoltre ci potrebbe essere, a seguito di un intervento normativo, una forte spinta verso le fusioni tra BCC che potrebbe comportare un significativo ridimensionamento del loro numero.

Che cosa significa questo che in qualche modo ci dobbiamo accorpare?

Mi sembra chiaro che ci sarà la necessità di fusioni tra le BCC. Però quello che sta emergendo in questo momento è che le banche con un consistente patrimonio non sono tenute a fondersi. Nell’ambito della FederLUS (l’associazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria e Sardegna) noi siamo tra le banche meglio patrimonializzate, e quindi, questa problematica non dovrebbe riguardarci, anche se non mi sento di escluderla completamente.

Comunque gli scenari cambieranno e non poco?

Di fronte ad una riforma del genere è auspicabile che le singole BCC conservino la propria autonomia gestionale, eventualmente commisurandola alla bontà della gestione, ma al tempo stesso sia garantita l’unità di sistema come presupposto di una competitività nel medio-lungo periodo. Soprattutto ritengo auspicabile che il rafforzamento, cui è finalizzata l’autoriforma, sia funzionale alle esigenze dei soci e dei clienti, costituiti da piccole e medie imprese, artigiani, professionisti, famiglie, verso le quali non è mai venuta meno l’azione di supporto della nostra Banca. Le BCC infatti hanno continuato a concedere credito a queste categorie, anche negli anni più duri della crisi, in controtendenza rispetto al resto del sistema bancario, e la nostra, in particolare, ha erogato, in poco più di un anno, nuovi crediti per circa 8 milioni di euro, garantiti per l’80% dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Quale cambiamento c’è stato in questa banca per avere questo importante patrimonio?

Tutti coloro che hanno guidato la nostra banca hanno cercato di fare in modo che il patrimonio crescesse nel tempo. L’attuale livello esprime concretamente la capacità storica della banca di dare risposte ai clienti e il suo legame totale e permanente con il territorio. Sono stato infatti sempre convinto che la BCC deve essere sempre a disposizione dei soci, dei clienti e dei cittadini del nostro territorio, e che questo sostegno deve essere reciproco, soprattutto nel momento in cui ci sono delle difficoltà. Perché la reciprocità è un metodo che funziona, sempre. Cosi come sono convinto che, come espresso nell’articolo 2 dello Statuto, il nostro principio ispiratore non può che essere la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale la nostra Banca opera.

 

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